"Il mio caso, in breve, è questo: ho perduto ogni facoltà di pensare o parlare coerentemente su qualsiasi argomento"
Hugo Von Hofmanstal, Lettera di Lord Chandos
Proprio ieri, aggirandomi per uno dei megastraipersuperfantasmagorici centri commerciali che spuntano come funghi, ciascuno con la pretesa di essere più figo e fornito e innovativo e attraente di quello precedente, ho provato il solito collaudato senso di fastidio e repulsione già dopo essere entrata nel terzo negozio di abbigliamento di fila, ovviamente identico a quello di fianco, nonchè a quello della stessa catena, che trovi nel centro città. E' l'effetto più devastante della globalizzazione... Ma a livello emotivo, mi viene da prendere a badilate il prossimo quando vedo le allegre famigliuole del terzo millennio invasarsi per passare un bel sabato pomeriggio al centro commerciale, senza tralasciare nemmeno la cena dalla tavola calda che profuma di gas tossici e l'ovvio dopo cena al multisala che propone tutti i film per tutti i gusti, tant'è che alla biglietteria tutti si salutano e si dirigono verso la sala prescelta (evviva la coesione familiare). Dico, ma una bella passeggiata nel centro città, o per il corso della cittadina, l'incontro dei visi noti (eventualità altamente improbabile se entri in un fottutissimo centro commerciale), la sosta nel bar che dà sulla piazza... dove sono finite?! e perchè siamo rimasti in pochi a sentirne la mancanza, soprattutto?
(So che è un discorso scontato è banale, cmq dopo updato che avrei un altro paio di riflessioni al riguardo)
Update (ora di cena dello stesso giorno) :
Ovvio che il concetto di 'piazza' come luogo di ritrovo è più sentito in un contesto medio piccolo cittadino, che non nella metropoli. Ma penso che in fondo il trito detto 'Tutto il mondo è paese' non sia del tutto fuori luogo, e anche la città più grande nel suo piccolo consente di trovare i propri riferimenti. Io stessa, nel centro di Bologna, che tanto piccola non è, e che cmq ha come essenza il fatto di essere popolata perlopiù da noi fuori sede [che ne costituiamo l'anima nonchè la ricchezza, a dispetto di chi accusa il popolamento selvaggio di studenti come un abbrutimento della città... ma questa è un'altra storia] ho il mio entourage di negozi e visi noti, nonchè di vicinato (cacacazzo). Ma il culto dell'agorà inteso come modo di rapportarsi agli altri senza tralasciare i rapporti umani è un argomento che mi preme abbastanza. Mi è stato obiettato che la suddetta idea di agorà è stata solo modificata ma non è sparita... E si è modificata palesandosi proprio in un ambiente come il web, che in quanto baluardo mediatico della contemporaneità consente di usare i mezzi di comunicazione come luoghi (seppur virtuali) di ritrovo fra persone che iniziano (paradossalmente, ma non troppo) ad ambientarsi e ad affezionarsi coltivando comunque rapporti umani. Ora da qui potrebbe partire la mia diatriba sul fatto che chiunque usi internet come mezzo di comunicazione, riferendomi alle chat (utilizzate magari dai plebei :P ) passando per i forum fino ad arrivare ai blog, [questi ultimi (modestamente) utilizzati da chi ha qualcosa da dire, o cmq da chi ritiene di averne] sia sostanzialmente pervaso da una vena di egocentrica pazzia, che può essere latente ergo sintomo di intelligenza vivace, ma può anche essere borderline o morbosa. Ne parlerò un'altra volta, anyway. Quindi per farla breve, l'agorà così come riproposta nel web non si discosta molto dal concetto di villaggio globale, antitetico ma complementare a quello 'dispersivo' e per certi versi agghiacciante di globalizzazione.
Ma la perdita di interesse nel rapporto umano è ahimè palesata anche nel so-called villaggio globale... Che altro non è che una proiezione, magari fantasiosa e sopra le righe, di uno spaccato di realtà. Il cinismo che governa i rapporti umani (e non lo dico per riempire il post di paroloni, ma è proprio così, e il dramma è che tutti sono in grado di prenderne atto ma ci sarebbe da terrorizzarsi), rapporti a mio avviso pressochè inesistenti, visto che prevale comunque l'idea di ottenere qualcosa da qualcuno, e non l'intento di privilegiare l'interazione come arricchimento, non è altro che una variante del principio che porta a passare pomeriggi, che dico, giornate intere (argh!!!!) nei centri commerciali. E' tutto tristemente serializzato, come l'acritico buonismo che ci governa... e i giudizi, sono come i prodotti che ci propinano i negozi tutti uguali delle grandi catene... serializzati, standard. Non si tenta di capire l'altro nella complessità, ma a un dato comportamento si fa corrispondere in maniera del tutto arbitraria un giudizio partito a cavolo da non si sa dove.
Questo non per guardare dall'alto le meschinità altrui, anche io ho la mia buona dose di meschinità di serie e nonostante il mio ego planetiforme non arriverei mai a tanto, ma mi rendo conto che troppo spesso ci si ritrovi 'catalogati' nelle categorie che gli altri hanno stabilito, o meglio 'hanno subito', e per questo motivo spesso si incorre nel fraintendimento e si equivocano le azioni, nonchè i fatti. A mio avviso, farsi categorizzare è un atteggiamento da sfigati. Bisognerebbe sempre partire dal presupposto che dobbiamo scegliere e non farci scegliere... proprio come si fa con un paio di jeans.
Che lo spirito critico sia con voi....
Primavera non bussa, lei entra sicura...
Le idee erano e sono tante, ma più che buttarle su un post ho preferito dare fiato ai polmoni... Ma mi mancavate troppo. Quasi quanto io mancavo a voi.
Quindi, sono tornata. Credo.
Ci leggiamo tra pocopoco!! ;)