E nonostante italianità e spaghettofilia che trapelano da ogni mio poro, ho deciso che ho proprio bisogno di partire, e il tanto rimandato Erasmus mi attende. Sono mesi che ci rimugino su più o meno seriamente, e ora mi son decisa, ed entro febbraio la domanda la faccio. Esperienze all'estero ne ho già avute e sono sempre stata entusiasta, eccetto i primi tre giorni trascorsi a fare la finta spavalda ma pulcinonellastoppainside.
Quindi parto, che urge cambiamento. Ovviamente non subito, chè prima la maledetta (uff) tesi mi attende. L'ultimo anno è stato necessariamente statico (per quanto la stasi del pensiero non mi appartenga più di tanto, leggi sega mentale) , e lo schiumare del mio cervellino necessita di sfoghi. Voglio dì, mica posso solo progettare di iscrivermi al corso di danza del ventre, no? (e guai a chi sfotte).
Sta a vedè che in Erasmus riprende a trombare anche una sfigata come me :P 
Maledetta cappa di umidità. Voglio l'autunno, quello senza pioggia, che porta con sè quel bel freschetto e qualche nuvola, che non ti fa sudare, che ti fa venire quelle malinconie belle e sane delle quali non puoi fare a meno.
Se nel post precedente parlavo dei rumori intollerabilmente adorabili del traffico di Bologna, è ovvio che fossi ignara di quanto stesse per abbattersi su di me: tubature del bagno in via di disintegrazione e necessità di smantellare tutto. [Viva la manutenzione]. Soprattutto perchè devo abitarci io, e io rischiavo di morire annegata tra le perdite d'acqua. Solo che ora dalle 8 di mattina fino al pomeriggio inoltrato vanno di trapano anche se la sensazione che ho io è di avere un martello pneumatico nel cranio. Mi fanno male le orecchie e la testa.
Incontro il simpatico muratore nel corridoio e soprattutto lui si imbatte nelle mie mise più improbabili. Poveretto. La fuga è d'ordinanza, girello come una trottola fra biblioteche e aule studio e mi cerco occupazioni da brava massaia fuori casa, anche se mi piacerebbe assai starmene in cucina a spadellare. Eh sì, perchè anche la cucina è okkupata. Devono mettere un tubo nonsodove per far passare nonsocosa in maniera nonsoquantopiùagevole... Evvabbè.
Stefania c'ha le asme e i suoi bronchi chiedono pietà. Per questo ed altro, da domani ci ridurremo a tornare in palestra. Noi. Le anticriste del sacrificio fisico. Che oggi ho anche incontrato il personal trainer argentino e non sapendo che cacchio dirgli gli ho rifilato un sorriso a 128 denti pensando che non è così brutto. E mi sono ricordata di quell'egiziano che insegna spinning che da buon extracomunitario (detto senza tono polemicamente razzista, giuro) aveva deciso di innamorarsi di me, promettendomi solennemente come pegno d'amore di non farmi più schiattare su quella biciclettina infernale (ovvio che da quel momento in poi io non andai più al corso di spinning).
Ieri sera è ricominciata la pseudostagione all'Irish, abbiamo rivisto un po' della solita gentaglia ( e che gentaglia...), m'è venuta voglia di innovarmi e cambiare giro di locali, ah, e il socio ha tirato il pacco. Almeno fino a che, mosso a compassione (o non so bene da cosa), si è deciso a venire a salutarci con galloz. Ho bevuto una vodka pesca lemon e mezzo, e devo dire che tutto sommato ho fatto bene a trascorrere un'estate da semi astemia (a parte in Croazia, ma lì non si poteva rifiutar). Però, sono sicura che il mal di testa di oggi dipende dal trapano.
In termini più generici, oggi volevo dire che odio la sensazione dello spreco, che sia di tempo, denaro o energie. E anche lo spreco di materiale emotivo, mi fa incazzare davvero. O il trucco sta, a posteriori, nel non considerare nulla come uno spreco, o bisogna pensarci prima.
Non è mica facile. Essere me, intendo.
Vabbè, buon per voi.
Ah, visto che so guidare: stamattina facendo due parcheggi diversi (mentre ero apparentemente sveglia ma in piena fase rem) con clap your hands say yeah sparati a palla nell'abitacolo della mia beneamata Punto, ho strisciato prima la fiancata dx e poi la sx. Un genio. Solo che, col culo smodato che ogni tanto ho, le fiancate della mia sono illese, manco un graffietto, quelle delle macchine che ho 'battezzato' ...lasciamo perdere. Ho dato solo una rapida occhiata.
Però sono stata furba: mi sono guardata attorno circospetta e non scorgendo nessun testimone mi sono data alla fuga precipitosa col mio piccolo bolide. In realtà, mentre sgommavo in curva, con il retrovisore mi è sembrato di scorgere un vecchio di quelli che al mattino non c'hanno un cazzo da fare se non andare a sedersi su una panchina a intromettersi nelle incidentali vite altrui, che brandiva il bastone verso la mia macchina minaccioso mentre con la mano libera indicava la malcapitata Lancia Y che ho... glomp....ehm...come dire... modificato... Comunque a meno che fosse metà autistico e metà lince ipermetrope non potrà mai aver avuto modo di leggere la mia targa, nè di memorizzarla eventualmente. Tiè.
Ciò che è fuori, è anche dentro; e ciò che non è dentro, non è da nessuna parte. Per questo non serve viaggiare.
Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori.
È inutile andare a cercare nel mondo quello che non si riesce a trovare dentro di sé.
(Tiziano Terzani)
Sto pensando spesso, in questi giorni di vacanza mentale (proprio nel senso che la mente s'è svuotata, anche se sto ricominciando a riempirla di pensieri socialmente utili), al senso del viaggiare; mi sono detta che non voglio diventare vecchia e morire senza aver visto tutto, o quantomeno tutto il possibile. Una città a caso, Domodossola: ci sono forse dei motivi che spingono una persona che non ha legami con Domodossola di tipo radicale o parentale a passarci? Forse no; io ci sono passata diverse volte in treno andando in Francia, ma non mi sono mai fermata. Non ho mai pensato: "va che scendo a prendermi un cappuccino a Domodossola". Sbagliato! Io voglio vedere anche Domodossola! C'è qualcosa che non ho visto e che mi tornerà alla mente nel momento più impensato, o magari mi verrà in aiuto, per una qualche associazione di idee, chi può dirlo? Non voglio perdere niente, voglio dire sempre sì. Perchè tutto dà senso a quello che si fa... anche fermarsi a Domodossola senza motivo. Che poi penserete che mi sono fissata con Domodossola, e non è così, ovvio, era un esempio. Oltremodo la mia mente non proprio sanissima tende a entrare in loop con certi discorsi, e chi mi conosce un minimo lo sa; con niente potrei iniziare una lunghissima saga sui 100 motivi per cui visitare Domodossola. Che poi lo stesso discorso potrebbe valere anche per una città come Chieti, per la quale peraltro passano molti meno treni.
Per viaggiare alla grande, dunque, è sufficiente avere qualcosa dentro di sè il cui riscontro va cercato in quello che si vede attorno; e per viaggiare basta veramente poco (io ad esempio con la mente viaggio di continuo, infatti sono-sembro?- tendenzialmente distratta e rintronata); oppure serve molto (tempo, soldi, contingenze favorevoli), quando si parte davvero, per scoprire. E se qualcosa che brilla dentro c'è, ed è solitamente multiforme, ti consente di dare un senso di logicità e appagamento anche a un viaggio finalizzato al cazzeggio cazzone come quello che ho narrato negli ultimi post.
Il problema è ora definire questo qualcosa... mi viene in mente Un matto, di De Andrè, il suo tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole...
Io per certi versi mi sollazzo nella mia presuntuosa consapevolezza di riflettere, riflettermi, capire e cogliere nel segno; però risulto dannosa per me stessa, nel mio contorcermi, elucubrare, autocondizionarmi; certe volte penso che dev'esserci stato un break even point nella mia crescita, che mi ha indotto a vedere determinate cose sempre e solo in un'ottica latentemente contorta.
Ciò che mi terrorizza, è che dato che di solito ho ragione, magari ci ho preso anche stavolta.
E come fo a studiare serena (per non dire vivere)?
Sono molto espansiva ed estroversa, certo, eppure altrettanto riservata e discreta su molto altro; non smetto mai di fare progetti, ma li tengo per me. Per poi sentirmi dire che sono abulica come la maggior parte dei giovani (che poi le generalizzazioni mi fanno partire il grumo al cervello). Abulica perchè, perchè non vengo a farvi la lista delle mie idee geniali, dei miei progetti e delle mie aspirazioni? Sarà che i piccoli sogni, le speranze, è meglio custodirle gelosamente per evitare che subiscano la contaminazione del giudizio altrui, troppo spesso affrettato e puntualmente errato?
E' un momento particolare per me, un giro di boa negli studi; sto riflettendo tanto e, tornando al discorso iniziale, voglio fare le scelte migliori senza rinunciare a niente; perchè non c'è nessun buon motivo per cui io debba precludermi delle possibilità. I miei genitori invece pensano che nel mio cervello ci sia tabula rasa perchè mi vedono sempre ridanciana e godereccia con gli amici o immersa nei miei scritti o nelle mie letture poco condivisibili (passo dai Peanuts a Dostojewskij con facilità, e al massimo scuotono la testa dicendosi che ci vuoi fare, è stranetta...). Come se non fossi a conoscenza delle mie scadenze, dei miei impegni, delle piccole tempeste che nell'immediato futuro mi toccherà affrontare. E' una colpa non piagnucolare ogni 2x3? A quanto pare sì, perchè equivale a non avere nulla in mente.
Io sono sempre stata, in famiglia, il genio sregolato, quella intelligente sì ma che studia il giusto, che ha il suo caratterino tutto pepe, ma che però ha sempre ottenuto il massimo dei voti e non ha mai preteso la discoteca a 15 anni. Non che sia una colpa pretenderlo, ma a me semplicemente non interessava, per la loro gioia. Così come fioccavano gli elogi a ogni uscita dei quadri, fino ai cazzo di 100/100.
Ma ora no. Dovrei tenerli al corrente su ogni passaggio della mia vita, quando ormai la mia vita è altrove, e mi trovo continuamente dinanzi a bivi e prendere decisioni su due piedi è scontato, basarmi sulle mie valutazioni e accorgermi di non aver agito poi così male è solo compito mio. Star con loro nel periodo estivo mi fa rimpiangere l'indipendenza che loro stessi mi hanno garantito. E sentirmi tacciare di negligenza poi, questo proprio no. Pigra sì, a voja. Ma ho un cervello che schiuma.
Per far rilassare un attimo la prof cattocomunista invasata (mia madre), oggi le ho mostrato un po' delle scartoffie che sto tirando giù per predisporre le basi del mio lavoro dei prossimi mesi (quelli decisivi). Lei si è rilassata, io mi sono pentita di aver già condiviso la mia piccola creatura che prendeva forma. Se però glielo faccio notare, sono io quella contorta ergo sono io che mi complico la vita.
Ora io mi chiedo: ma quel cazzo di Candido di Voltaire non se lo coltivava da solo il suo orticello?!?!?!
Mi sa che il migliore dei mondi possibili è passato di moda.
... Dove si va
Come si fa
A stringere la vita
Intanto fuori scoppia la notte
Dove si va
Come si fa
Se vivere da queste parti
È come tirare a sorte ...
“Toccare, abbracciare, stringere a sé una persona non è così facile,” commentò. “E perche?” replicò il dottor Young. “Tutto quello che si deve fare è aprire le braccia. Tutti lo possono fare.” “Si, però non sempre si riesce a prevedere la reazione di chi ci sta di fronte. Alcune persone potrebbero mostrarsi persino ostili.” “Una ragione in più per cercare di distruggere le loro barriere. Non dimentichi che l’amore richiede coraggio. Bisogna essere pronti ad affrontare il rifiuto e il dolore, ma il più delle volte le persone aprono a loro volta le braccia. Se aspettassimo sempre che fossero gli altri a fare la prima mossa, dove andremmo a finire? Dobbiamo spalancare le braccia per aprire il nostro cuore e scoprire così l’energia dell’amore provocata dal contatto fisico.”

