Succede che inizi la serata con l'intento di andare a nanna presto, chè l'indomani c'hai da fare, alle 10 c'è la conferenza sulla Finanziaria che non puoi perderti, il tempo per lo studio non ti basta mai ecc ecc ecc, e ti ritrovi sveglia fino alle 4 del mattino a chiacchierare colle tue amiche di cibo e mangiate. Esatto. Primi piatti elaborati, panne, besciamelle, tartufi e noci moscate, pizze sfiziose e scambio di pareri su locali dei dintorni, provati e da provare. Nella foga e nell'entusiasmo, prendiamo nota di tutta una serie di cose che dobbiamo preparare e/o mangiare, e dei posti che saranno meta dei nostri prossimi convivi. Pane vino e San Daniele di via Altabella è ormai un must delle nostre serate, enoteca fornitissima, crescentine e tigelle a volontà (Cecì, a bologna crescentina= gnocco fritto , non picchiarmi, non l'ho deciso io :D ), taglieri di affettati che memorabili è dir poco, insalate e minestre da goduria. La settimana scorsa è stata la volta della Piedra del Sol: burrito, fajitas, chimichanga, e sì che la cucina italiana è sempre la mejo, ma il nostro palato ha ringraziato comunque. E chiede di tornare, come lo stomaco (le mie lonze per la verità si opporrebbero, ma è una battaglia persa). Che poi quella sera stabilii arbitrariamente che la margaridas alla fragola era l'equivalente di una granita e ingurgitai una caraffa intera praticamente da sola, è un dettaglio trascurabile, e comunque assai gaudente a rimembrarlo. Parecchie osterie mancano ancora all'appello, ma la prossima meta è Aroma de Roma, una trattoria romana che promette davvero bene. Vi racconterò.
Parlare di tutte quelle delizie mi ha in qualche modo saziata. Siamo poi passate all'argomento dolci e dolciumi: la Mulino Bianco la fa da padrona, rimembro bramo e sogno le mie serate "plaid di pile scozzese, divvuddì con film cazzone di rito, latte caldo nesquik e abbracci (o pan di stelle)". Rigetto i Galletti perchè in casa dei miei non mancano mai, dal momento che mio padre li adora. Sono buoni ma mi hanno stomacato. E poi, gli spicchi di sole, i gran cereale, le macine, e le tortorelle, mitiche!! Ve le ricordate?! Quando capitava che la tortorina di glassa venisse su monca, era motivo di grave dolore per me. E il tegolino, il soldino (si chiamava così?), la girella che mi pappavo guardando i puffi e lady oscar srotolandola con la bocca (sì, ero disgustosa, lo sono ancora), e l'immancabile ciambellina Mister day. L'adoravo. E l'avevo rimossa, per quanto fosse venerata tanto quanto la crostatina all'albicocca, tuttora protagonista delle mie solenni ingozzate da iperfagica di stacippa. E dal ricordo della ciambellina, un flash di almeno 15 anni fa: che un giorno mi vennero a noia, ste benedette ciambelline, e smisi di mangiarle. Quando mia nonna mi chiese il perchè, le risposi che facevano schifo. Solita grazia. Coerenza zero. Mi è tornato alla mente il suo sguardo seriamente deluso e addolorato, che però al momento non colsi. Mi è venuta voglia di chiederle scusa per tutte ste boiate qui. Mi si sono riempiti gli occhi di lacrime, e tentando grossolanamente di dissimulare, ho cambiato argomento.
ora che mi sento bene...spengo la luce
spero di riuscire a dimostrare che così va bene...
ora che ci penso, mi perdo in quell'attimo...

(Remy in primo piano; sullo sfondo, il suo fratellino Leòn buonanima)
Remy, la mia gattina, è sempre più bella. Si chiama così perchè è senzafamiglia come lo sfigato dei cartoni. Che era una femmina lo scoprimmo dopo. Furbi. E soprattutto è senzafamiglia d'origine, ma ha noi. Ogni volta che mi rivede mi fa le feste, ergo mi riconosce. Guai a chi sostiene che solo i cani sono intelligenti e i gatti degli emeriti pezzidimerda. Anche lei parla con gli occhi, tipo quella volta, mesi fa, che le infilzai la coda passandoci sopra col mio leggiadro passo (e annesso stiletto). Mi guardava come a dire: e mò che t'ho fatto?
Pora stella. Anche lei una mia vittima.
Ha trascorso un'estate scorrazzando nel giardino e arrampicandosi sugli alberi come una scimmia, e ora quei grandi dei miei genitori le hanno allestito un mini appartamento nell'ex pollaio di nonna, e 3 volte al giorno mamma mette su le galosce di burberry (chè la classe non è acqua manco in quei momenti lì) per andare a rimpinzarla di scatolette dai nomi improbabili, da Miglior Gatto a Figocat. Papà invece ci parla in italiano corrente tentando di insegnarle il senso della vita; avendo fallito con me, prova a riscattarsi con la simpatica bestiola. Io quando la vedo le tiro dei simpatici calcetti nel didietro (ovviamente, solo quando porto le sneakers), eppoi la prendo in braccio, la metto in posizione occhineimieiocchi e le dico: vecchia maiala, quanto sei gnocca! Lei miagola fuseggiando, magari vuole ricambiare il complimento. E' una gatta urbana, lei.
Dopo che l'ho presa in braccio, comunque, vado a lavarmi le mani con l'amuchina, che per quanto l'adori incondizionatamente sono sempre la solita schizzinosa del menga.
Però è l'unica che è riuscita a prendermi il cuore dopo Ricky, l'altro mio microgatto datato 2002, il cui nome completo era Riccardo Cuor di Gattino. Morto a 1 mese di vita sotto la macchina di quella zoccola della donna delle pulizie. Mi ricordo che due giorni dopo avevo l'esame della patente e piangevo come una matta. Tutti pensavano che fosse perchè non sapevo guidare, poveri illusi.
Il 18 ottobre Remy compie 6 mesi. Non è della bilancia, però. Io con le donne bilancia ci vado d'accordo. Ogni volta che la saluto prima di andare via, tutto piange. Ebbene sì: l'amo.
Che non è solo la canzone dei Bravery che mi fa sbroccà.
Rimetti piede in quel di Firenze e una volta tanto ti senti sciolto da ricordi e implicazioni, e ti godi la passeggiata nelle viuzze piene di negozi e giapponesi iperattivi con le loro digitali alla mano, e stai bene così. Che spendi 20 euro per un tramezzino tisico, una coca cola e un caffè, sglompeggi un attimo ma poi fai spallucce. Che è sempre splendida, ma inaridita dalle folle vestite da tedeschi (o sarà che per la maggior parte sono crucchi per davvero), e infatti mi ricordo che Santa Croce la preferivo alle 2 di notte, chè un po’ riesci a sentirla tua e non di tutti e nessuno.
Che ogni tanto le insonnie notturne sono giustificate da eventi che un po’ di sorriso te lo fanno venire.E ti fanno conseguentemente venire immani dubbi perché ti sembra disumano illuderti, dopotutto.
E seguono giornate deliziose. Frappè al rum che di rum hanno ben poco, aperitivi di festeggiamento e foto improbabili. E concerti di cui ricordi il caldo allucinante, le luci accecanti e canzoni che comunque trovi belle. Anche se gli Afterhours dal vivo hanno perso un po’ di smalto, e li preferivo quando erano meno sofisticati e meno finto rockettari. Per quanto sorbirsi un loro concerto con Taff da una parte e il socio alle tue spalle che te li demoliscono e si lamentano perché:
- "i violini non si sentono" (Taff)
- "manco il sassofono" (Taff)
- "il chitarrista è ridicolo" (Taff e Socio in sterofonia)
- "ho pagato 10 euro per sentire sta roba qui" (Taff)
-"ma il tastierista è un uomo o una donna?" (Taff ha serie difficoltà nel distinguere i generi, si era piazzata una punkabbestia davanti a lui ed era convinto che fosse un uomo che tentava di abbordare Ste)
-"socia sei troppo alta e non vedo" (socio)
-"sembrate le sorcine del 2000" (Taff a me e Stefi che cantiamo MalediMiele)(che poi non avevi detto che ti sembravano i Pooh?! cosa c'entra Renato Zero?!)
-"ora ho capito perché non avevo mai ascoltato gli Afterhours" (socio)
…è decisamente poco consigliabile, oltre che molesto.
Tanti auguri Cecì!
Stefà, sei la mia microcoinquilina preferita, ma già lo sai :)
Sorè, tu sei
Socio, con te facciamo i conti dopo :P però avevi una bella camicia, muahuahuahuah!
Taff, so che mi odi a prescindere, però hai buoni gusti musicali, il che ti salva in corner ;)
Ed è stato bello conoscere tutti gli altri. Che ogni tanto anche Lucy Van Pelt è melensa mode on.
Buon Compleanno, e guarda caso sto ascoltando quella canzone, omonima, di Irene Grandi, che secondo me è veramente bella, ma tanto. Evoca tanti ricordi di qualche anno fa, ricordi idealizzati che rendono la suddetta song ancora più bella di quel che è. Ma tant’è che oggi mi sento di condividere anche questo.
Sarà che è il compleanno di un’altra persona speciale, e il cuore si strizza sempre un po’ al pensiero di ciò che poteva essere. Anche se probabilmente non sapremo più parlarci (stile Samantha e Andrea in quel pezzostrizzabudella del Guccio).
E sono anche 8 anni dalla morte di Battisti, che di lì a poco sarebbe stato seguìto da Faber (non voglio mischiare profano e sacro, faccio per dire) (meglio puntualizzare visto che qui state tutti in agguato come iene pronti a saltarmi alla carotide quando mi mostro serenamente aperta verso livelli musicali meno eccelsi) (senza considerare che ho molto più gusto musicale io di tanta altra gente) [ok, la smetto]. Un pensiero non può mancare, visto che se Lucio non ci fosse stato il mio repertorio di songs e songhettine da accompagnare alle cantate in compagnia si sarebbe miseramente dimezzato, non avrei tutti quei fantastici ricordi in macchina sotto la pioggia sulle note di Mi ritorni in mente, Pensieri e parole e Un'avventura, nè dei pomeriggi sonnolenti attaccata allo stereo con mia sorella stoppando ogni 10 secondi per avere il tempo di scrivere i testi sul quaderno (all'epoca non si disponeva ancora di zio google per scaricarli, essendo i primi anni '90) (e quando mi trovo a scrivere ste cose mi sento improvvisamente vecchia, sgosh!).
Spero che il tempo urendo di oggi mi incentivi a tapparmi in casa studiando, e facendo qualcosa di utile, tipo preparare la valigia, chè domani torno nella rossa Bologna, e direi che sono felice.
Oggi c'è anche il ricevimento di nozze della mia migliore amica delle elementari: in effetti un salto dovrei farlo, ma la sola idea che una mia amica d'infanzia si sposi mi invoglia a fuggire l'evento come la peste. E a gennaio tocca ad un'altra. Non le capisco mica. Ma forse, sono indietro io.
'Lo scopriremo solo vivendo'
"Passo le notti nero e cristallo a sceglier le carte che giocherei
a maledire certe domande che forse era meglio farsi mai..."
e mò ve la racconto io, una maestosa storia che d'amore non è, una storia di atarassie costanti ed entusiasmi passeggeri, sporadiche emozioni, e frequenti turbinii testicolari. Una storia che a volte pesa come un cielo di sabbia e cartone da reggere con le vostre proprie manine medesime, una storia che non ha trovato una definizione, una storia che non si può definire un insuccesso eppure non ne siamo ancora venuti a capo.
Tutto questo...n'altra volta, chè mò c'ho troppo sonno e domani è una giornata di merda. Sappiate solo che era Novembre, e nel mio sangue scorrevano diverse pinte in meno di Guinness. I mojitos erano già parecchi.

...C'è come un lampo d'ironia
Che aggiusta il naso tra gli occhiali
E son tornati tutti uguali
I giorni qui che via per via...
da 'Zolletta (Lettera a Enzo G. Baldoni)' di Alessio Lega
Sono già trascorsi due anni dalla notizia della morte di Baldoni. Ricordo che già la notizia del suo sequestro mi colpì molto perchè lo conoscevo come giornalista e quant'altro e tra l'altro seguivo i suoi blog (all'epoca era quello su baghdad , io stessa -ma non conta- ne avevo un altro). Non sono certo io quella più adatta a ricordarlo perchè qui ci sono diverse persone che hanno la precedenza su di me.
Comunque, visto che a rendere omaggi sono imbranata, ho preferito postare qui stralci di canzoni che sono state scritte per lui, fra cui quella che Bersani (non il ministro, eh) ha inserito nel suo ultimo album uscito qualche mese fa. Il testo all'ascolto non mi ha fatto impazzire, però è orecchiabile, sembra una ballata, e mi ritrovo spesso senza quasi accorgermene a canticchiarla. E poi, è il gesto che conta no? Io l'ho trovato significativo.
(...) Ho lasciato la mancia al boia, sai quanto mi servisse
un orologio Bulova
se il tempo lo scandiva la mia tosse
tanto che poi in cambio ottenni acqua
e un sorriso che pensai
fosse un rischio persino per lui
per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse
di viaggiare in solitaria
vedendo il mondo per esistere...
E chissà che poi non capita che ad uccidermi
sia per caso la pallottola amica di un marine
ma se chi dovrebbe darti aiuto respinge il tuo saluto cosa fai?
bestemmi o preghi il dio del vetro andando marciandietro via dai guai
e vai all’inferno
che la differenza in fondo non ci sta (...)
(...) Finalmente un po’ di musica
ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via
chissà se gli errori del passato sono ancora adesso in garanzia
e se mi verrà mai perdonato il fatto che non fossi a casa mia
un bacio a tutti, fate sogni belli e pochi brutti
i miei occhiali si son rotti
ma qualcuno un giorno se li metterà
e a occhi semichiusi
attraverserà posti distrutti
e silenziosi
da "Occhiali rotti", Samuele Bersani